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CASTELCUCCO
ABITANTI: 1725 circa
SUPERFICIE: ha 878
ALTITUDINE: max m.377 (Colmuson), min
m.113 (Casonetto)
ETIMOLOGIA DEL PAESE:
Dal latino "CASTRUM" (sede signorile - castello
- rocca).
Trasformatosi poi nel diminutivo "CASTEL(LUM)" termine
prelatino mediterraneo "CUCCO" (rilievo tondeggiante)
significa pertanto "Castello sulla cima" e il rilievo
a cui fa riferimento è il Collalto, colle tondeggiante
che spicca a est della Vallorgana.
PROFILO DEL PAESE
Il nostro paese sorge a ridosso delle colline che dividono l'
Asolano dalla Valcavasia e si apre a sud verso la pianura, mentre
al confine orientale con Monfumo si stende un tranquillo paesaggio
vallivo.
CENNI STORICI
PREISTORIA
Le prime presenze umane documentate risalgono all'età
della pietra (Paleolitico e Neolitico); si tratta di numerose
schegge silicee, comprendenti punte triangolari monofacciali
e raschiatoi semicircolari, ritrovati per lo più nella
zona orientale del paese lungo la Valmaor ai piedi del Collalto
(antico tracciato che coilegava la Valcavasia con l'Asolano attraverso
il passo di Costalunga. II toponimo significa infatti Valle Principale)
e presso il Colmuson e il torrente Muson.
La dislocazione dei due abitati che diedero origine a Castelcucco
appare il risultato di una precisa scelta residenziale, connessa
ai punti di passaggio obbligati dalla montagna alla pianura:
il valico di S. Giustina e il corrispondente nucleo insediativo
del Colmuson a ovest; il valico di Costalunga e il nucleo insediativo
del Collalto a est. Oltre a queste vennero individuati i possibili
resti di un Mammuth. Alcuni bronzetti, ritrovati proprio nella
zona di S. Giustina, documentano la presenza dei Paleoveneti.
EPOCA ROMANA
La colonizzazione romana non potè muoversi che lungo le
due indicate direttrici di marcia segnate dalle popolazioni del
Neolitico. La presenza romana ci è confermata da una lapide
sepolcrale dedicata dal liberto P. Terenzio alla moglie Acilia,
ritrovata a S. Giustina assieme a tombe e tegole di età
romana. Castelcucco entrato in quel periodo a far parte del "municipium"
di Asolo, non appare tuttavia come un'insediamento permanente
e la mancanza di gruppi umani stabili fa supporre che le antiche
presenze fossero in funzione della transumanza lungo le due direttrici
di marcia o in funzione dei centri manufatturieri della lana,
poichè il suolo non aveva rimarchevoli possibilità
agricole.
EPOCA LONGOBARDA
A Castelcucco la presenza longobarda è identificabile
sulla base della dedicazione delle chiese esistenti nei pressi
dei luoghi di interesse strategico e di insediamento di quel
popolo. Non casualmente appartengono al ciclo santorale longobardo
le chiesette di S. Bartolomeo, S. Giorgio e S. Margherita.
Ulteriore testimonianza della presenza longobarda sono due tombe
scoperte nel 1874 nell'area dell'attuale municipio,al tempo della
sua costruzione. Il corredo funebre ritrovato al loro interno
è tipico di una sepoltura di fanciullo, ed è costituito
da alcune fibbie e da una piccola croce (databili al VII sec.)
che dimostra I'esistenza di un nucleo cristiano nel quale si
inserì poi la presenza longobarda.
EPOCA MEDIEVALE
Intorno ai secoli XI e XII Castelcucco risulta come feudo della
famiglia Maltraversi (altrimenti detta Da Castelcucco o Da Castel
Musone e ricordata come una della 54 famiglie della nobiltà
trevisana avente nel 1200 casa domenicale in città e castello
in provincia) che ebbe i suoi castelli sul Colmuson. Pur non
essendoci notizie precise sulla storia di Castelcucco, durante
la permanenza dei Maltraversi, alcune vicende della casata sono
ripercorribili attraverso i documenti della storia comunale di
Treviso. Fin dal 1164 Castelcucco figurava tra i castelli meglio
fortificati e i suoi nobili padroni erano ricordati come personaggi
molto potenti su tutta la Valcavasia. I Maltraversi dopo uno
sfarzoso dominio, furono sconfitti dai Da Camino di Treviso nel
1284 e costretti a vendere tutti i loro castelli a Treviso.
DOMINAZIONE VENEZIANA
Le vicende successive, vedono su questa zona il pacifico dominio
esercitato da Venezia per circa 400 anni. La famiglia dei Maltraversi,
intanto, decadde e si imborghesì. Successivamente un terribile
terremoto colpì la pedemontana nel 1695, distruggendo
i due terzi delle abitazioni, chiesa, canonica e campanile della
chiesa parrocchiale di S. Giorgio .
Castelcucco tuttavia trasse vantaggio dal nuovo impulso economico
della Serenissima e nel 1780 si contavano ben 100 fabbriche artigiane
e 5 mulini.
Anche lo sfruttamento del suolo rappresentò una significativa
attività economica (ora decaduta).
OTTOCENTO E NOVECENTO
Le condizioni di vita peggiorarono notevolmente dopo la fine
della repubblica di Venezia.
Le attività economiche prevalenti erano ancora concentrate
lungo il corso del Muson; qui ebbe sede l'antica Latteria Sociale
(una delle poche industrie superstiti, risalenti all'inizio del
nostro secolo è ora in stato di abbandono) e la famosa
industria di feltro del signor Pinarello che ricevette una medaglia
di bronzo all'esposizione nazionale di Milano.
Testimonianza invece dell'attività di sfruttamento del
suolo all'inizio del novecento è la fornace di calce detta
"Calchera" visibile lungo la Vallorgana.
Nel corso dell'ottocento e del novecento, Castelcucco perse due
volte la sua autonomia: venne infatti aggregato ad Asolo dal
1807 al 1816 e riaggregato nel 1928 per ritornare comune autonomo
nel 1926.
Infine le vicende belliche delle due guerre mondiali (svoltisi
nel Grappa) ebbero ripercussioni negative sulla zona, causando
violente emigrazioni della popolazione che Castelcucco riuscì
tuttavia a superare (dagli anni settanta in poi).
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