UN PERCORSO IN MOUNTAIN-BIKE


SCUOLA MEDIA STATALE
di Castelcucco (TV)

- MOTO PERPETUO idee in movimento
- un percorso per mountain-bike

classe 3B anno scolastico 1996/1997



CASTELCUCCO



ABITANTI: 1725 circa

SUPERFICIE: ha 878

ALTITUDINE: max m.377 (Colmuson), min m.113 (Casonetto)

ETIMOLOGIA DEL PAESE:
Dal latino "CASTRUM" (sede signorile - castello - rocca).
Trasformatosi poi nel diminutivo "CASTEL(LUM)" termine prelatino mediterraneo "CUCCO" (rilievo tondeggiante) significa pertanto "Castello sulla cima" e il rilievo a cui fa riferimento è il Collalto, colle tondeggiante che spicca a est della Vallorgana.


PROFILO DEL PAESE


Il nostro paese sorge a ridosso delle colline che dividono l' Asolano dalla Valcavasia e si apre a sud verso la pianura, mentre al confine orientale con Monfumo si stende un tranquillo paesaggio vallivo.

 

CENNI STORICI


PREISTORIA

Le prime presenze umane documentate risalgono all'età della pietra (Paleolitico e Neolitico); si tratta di numerose schegge silicee, comprendenti punte triangolari monofacciali e raschiatoi semicircolari, ritrovati per lo più nella zona orientale del paese lungo la Valmaor ai piedi del Collalto (antico tracciato che coilegava la Valcavasia con l'Asolano attraverso il passo di Costalunga. II toponimo significa infatti Valle Principale) e presso il Colmuson e il torrente Muson.
La dislocazione dei due abitati che diedero origine a Castelcucco appare il risultato di una precisa scelta residenziale, connessa ai punti di passaggio obbligati dalla montagna alla pianura: il valico di S. Giustina e il corrispondente nucleo insediativo del Colmuson a ovest; il valico di Costalunga e il nucleo insediativo del Collalto a est. Oltre a queste vennero individuati i possibili resti di un Mammuth. Alcuni bronzetti, ritrovati proprio nella zona di S. Giustina, documentano la presenza dei Paleoveneti.

EPOCA ROMANA

La colonizzazione romana non potè muoversi che lungo le due indicate direttrici di marcia segnate dalle popolazioni del Neolitico. La presenza romana ci è confermata da una lapide sepolcrale dedicata dal liberto P. Terenzio alla moglie Acilia, ritrovata a S. Giustina assieme a tombe e tegole di età romana. Castelcucco entrato in quel periodo a far parte del "municipium" di Asolo, non appare tuttavia come un'insediamento permanente e la mancanza di gruppi umani stabili fa supporre che le antiche presenze fossero in funzione della transumanza lungo le due direttrici di marcia o in funzione dei centri manufatturieri della lana, poichè il suolo non aveva rimarchevoli possibilità agricole.

EPOCA LONGOBARDA

A Castelcucco la presenza longobarda è identificabile sulla base della dedicazione delle chiese esistenti nei pressi dei luoghi di interesse strategico e di insediamento di quel popolo. Non casualmente appartengono al ciclo santorale longobardo le chiesette di S. Bartolomeo, S. Giorgio e S. Margherita.
Ulteriore testimonianza della presenza longobarda sono due tombe scoperte nel 1874 nell'area dell'attuale municipio,al tempo della sua costruzione. Il corredo funebre ritrovato al loro interno è tipico di una sepoltura di fanciullo, ed è costituito da alcune fibbie e da una piccola croce (databili al VII sec.) che dimostra I'esistenza di un nucleo cristiano nel quale si inserì poi la presenza longobarda.

EPOCA MEDIEVALE

Intorno ai secoli XI e XII Castelcucco risulta come feudo della famiglia Maltraversi (altrimenti detta Da Castelcucco o Da Castel Musone e ricordata come una della 54 famiglie della nobiltà trevisana avente nel 1200 casa domenicale in città e castello in provincia) che ebbe i suoi castelli sul Colmuson. Pur non essendoci notizie precise sulla storia di Castelcucco, durante la permanenza dei Maltraversi, alcune vicende della casata sono ripercorribili attraverso i documenti della storia comunale di Treviso. Fin dal 1164 Castelcucco figurava tra i castelli meglio fortificati e i suoi nobili padroni erano ricordati come personaggi molto potenti su tutta la Valcavasia. I Maltraversi dopo uno sfarzoso dominio, furono sconfitti dai Da Camino di Treviso nel 1284 e costretti a vendere tutti i loro castelli a Treviso.

DOMINAZIONE VENEZIANA

Le vicende successive, vedono su questa zona il pacifico dominio esercitato da Venezia per circa 400 anni. La famiglia dei Maltraversi, intanto, decadde e si imborghesì. Successivamente un terribile terremoto colpì la pedemontana nel 1695, distruggendo i due terzi delle abitazioni, chiesa, canonica e campanile della chiesa parrocchiale di S. Giorgio .
Castelcucco tuttavia trasse vantaggio dal nuovo impulso economico della Serenissima e nel 1780 si contavano ben 100 fabbriche artigiane e 5 mulini.
Anche lo sfruttamento del suolo rappresentò una significativa attività economica (ora decaduta).

OTTOCENTO E NOVECENTO

Le condizioni di vita peggiorarono notevolmente dopo la fine della repubblica di Venezia.
Le attività economiche prevalenti erano ancora concentrate lungo il corso del Muson; qui ebbe sede l'antica Latteria Sociale (una delle poche industrie superstiti, risalenti all'inizio del nostro secolo è ora in stato di abbandono) e la famosa industria di feltro del signor Pinarello che ricevette una medaglia di bronzo all'esposizione nazionale di Milano.
Testimonianza invece dell'attività di sfruttamento del suolo all'inizio del novecento è la fornace di calce detta "Calchera" visibile lungo la Vallorgana.

Nel corso dell'ottocento e del novecento, Castelcucco perse due volte la sua autonomia: venne infatti aggregato ad Asolo dal 1807 al 1816 e riaggregato nel 1928 per ritornare comune autonomo nel 1926.

Infine le vicende belliche delle due guerre mondiali (svoltisi nel Grappa) ebbero ripercussioni negative sulla zona, causando violente emigrazioni della popolazione che Castelcucco riuscì tuttavia a superare (dagli anni settanta in poi).

 





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