LA SVOLTA DEI COMMERCI

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Venezia divenne sempre più ricca e più potente. Nel 1453 però, cominciò la crisi. In quell'anno i Turchi, con la conquista di Bisanzio, instaurarono il loro predominio sul Mediterraneo orientale, ostacolando seriamente il commercio  veneziano. La situazioni e si aggravò nel secolo XVI, dopo la scoperta di nuove rotte marittime per l'India e per l'America che comportarono lo spostamento dei traffici commerciali dal Mediterraneo all'Atlantico. Ad aggravare ulteriormente la situazione ci fu anche la guerra persa nel 1509, ad Agnadello contro la Lega di Cambrai composta da Francia, Impero,  e tutti gli Stati italiani che volevano contrastare l'espansionismo veneziano. Il ruolo di potenza europea era ormai tramontato per Venezia. Pochi anni dopo la sconfitta subita ad Agnadello dalla Lega di Cambrai, la Serenissima riconquistava tutti i domini della Terraferma che aveva perduti, anche perché essa riscuoteva simpatia tra il popolo delle province dominate perché il suo governo era stato sempre illuminato e tollerante. L'occupazione veneziana aumentò rapidamente dopo la sconfitta di Cambrai, quando la città per la sua sopravvivenza politica ed alimentare venne a dipendere dalla Terraferma ed aumentò ancora dopo la guerra di Candia, quando Venezia per risanare le finanze rovinate dalla guerra, concesse il titolo nobiliare, a pagamento, a 127 famiglie borghesi, le quali si adeguarono ben presto al costume nobiliare di costruirsi una villa in campagna.Tra il XVI e il XVIII secolo vi fu una costante e crescente occupazione della terraferma da parte dei veneziani che trasferirono parte dei loro investimenti dal mare alla terra per creare vaste aziende agricole che facevano capo alle paludi per rendere il terreno accessibile e coltivabile. Quindi per generazioni esso non procurò guadagni ma spese perché la Serenissima obbligava i comuni e i nobili a partecipare alle spese per la bonifica, altrimenti ad opera conclusa, metà delle terre del nobile che non aveva collaborato alle spese, passavano allo Stato e venivano vendute all'asta. L'importanza e la necessità della bonifica ci viene confermata dalla creazione nel 1501 di un "Magistrato alle acque" che doveva occuparsi del regolamento delle acque (ad esempio del controllo dei canali e della manutenzione degli argini) e della bonifica della Terraferma. Nel 1556 fu istituita una commissione di ispettori per la messa a coltura (per la coltivazione) delle terre incolte: i "Provveditori ai beni incolti".

Alvise Cornaro il più famoso dei Provveditori scrive che il 25 per cento dei territori dell'entroterra erano inutilizzabili nella seconda metà del Cinquecento, ma alla fine della Repubblica metà di questi territori resteranno incolti. Gli studiosi concordano nel ritenere che senza il notevole contributo finanziario della nobiltà veneziana per rendere coltivabile l'entroterra paludoso, non sarebbe stato possibile il successivo sviluppo dell'agricoltura veneta, in particolare della coltivazione dei cereali. Non abbiamo notizie certe sull'entità dei capitali investiti, né sull'impegno dei nobili veneziani per aumentare la produttività delle aziende annesse alle ville. Il fatto poi che le ville abbiano assunto dimensioni notevoli e aspetto sfarzoso trova giustificazione nell'enorme ricchezza di cui disponevano i nobili veneziani e nella circostanza che essendo sempre stati condizionati a Venezia dalla ristrettezza ed eseguita degli spazi a disposizione, non appena poterono avere a disposizione vaste tenute, vi si fecero costruire edifici monumentali.