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I TORRETTI
I Torretti sono tre: zio,nipote e pronipote. i primi due nacquero a Pagnano di Asolo, il terzo a Crespano del Grappa; morirono a Venezia, città dove ebbe sede la bottega di scultura che li vide attivi e stimati per tutto il secolo XVIII. Ad avviare quella che diventò "la scuola dei Torretti" fu Giuseppe Torretto (Pagnano 1661-Venezia 1743). Non lasciò eredi diretti. Così, alla sua morte , la bottega passò al nipote Giuseppe Bernardi detto il Torretto (Pagnano di Asolo 1694-Venezia 1773), figlio di Sebastiano e CeciliaTorretto, sorella dello scultore Giuseppe. Apprese l'arte dallo zio che lo prese con sé nello studio di Pagnano quando egli si stava occupando alla realizzazione delle prime statue per villa Falier, a Pradazzi d'Asolo (oggi Villa d'Asolo). Fu proprio allora(1766) che a Giuseppe Bernardi venne affidato Antonio Canova, di circa nove anni, dal nonno Pasino, anche egli lavorante in villa Falier, perché imparasse con l'arte anche "i buoni costumi del vivere". Vista la naturale inclinazione del giovanetto, auspice lo stesso sen. Conte Giuseppe Falier, (che lo prenderà sotto la sua generosa ed influente protezione), il Bernardi-Torretto acconsentì a portare con sé, a Venezia, il bravo apprendista che rimase nel suo studio di santa Marina fino alla sua morte (1773), cioè per circa 7 anni.
Pagnano d' Asolo fu la patria dei Torretti,che qui ebbero una base logistica per i numerosi lavori commissionati in zona. Il Torretto fu anche un abile intagliatore in legno. Dunque, il Torretto artista vivacissimo, tra i più dotati nell'ambiente della scrittura veneta del Settecento e tra i massimi rappresentanti di quel singolare pre-neoclassicismo veneto. Dopo la morte di Giuseppe Torretto la bottega passò al nipote Giovanni Ferrari detto Torrettino, nato a Crespano del Grappa nel 1744 e morto a Venezia nel1826. Il Torrettino, che a ventinove anni si trovava erede di studio e nome prestigioso non soltantyo nel territorio della Repubblica Veneta, era stato accolto a Venezia dallo zio materno nel 1755, all'età di undici anni. Ebbe alle sue dipendenze il Canova per quasi tutto il1774, chiudendo bottega nel 1775, quando secondo certe fonti "per la sua vita scioperata, persi fama e clienti andò a cercarsene di nuovi in giro per l'Italia": Mantova, Modena, Bologna e a Roma. Viaggiò per circa dieci anni. Nel 1787 lo si ritrova a Padova a scolpire le sue statue di Prà della valle. La gloriosa scuola pagnanese dei Torretti, dopo il Ferrari, continuò a vivere con il figlio e scolaro Gaetano e quindi si concluse con Bartolomeo Ferrari, figlio di Gaetano, ambedue definiti "semplici scultori ottocenteschi".
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